La pubalgia costituisce il dolore localizzato a livello del pube, cioè la porzione anteriore dell’osso dell’anca, nella zona pubica o interno coscia. E’ una patologia che si manifesta in particolar modo in ambito sportivo, soprattutto tra coloro che praticano il calcio, rugby, football, pattinaggio o l’atletica. La pubalgia, infatti, è frutto sempre di una problematica funzionale a livello meccanico e perciò questa patologia si manifesta, in maniera più evidente, sotto sforzo o dopo averlo fatto.

L’osteopatia è il rimedio più adatto per risolvere una pubalgia, anche perché non solo cura il dolore ma risale alle cause che l’hanno determinato e pone un rimedio stabile e duraturo nel tempo.

Nel caso in cui si manifesti una pubalgia il primo passo da fare è quello di rivolgersi a un medico per escludere patologie o situazioni non riconducibili a problemi funzionali come patologie testicolari, ernie inguinali o strappi muscolari ai danni della zona interessata dal dolore.

Ma, la statistica dice che, per la maggior parte dei casi, la pubalgia è determinata, come già anticipato, da problematiche di tipo funzionale

Le pubalgie sono, di solito, distinte in tre tipologie principali. Infatti, a livello pubico si incrociano forze provenienti dall’alto verso il basso, dal basso verso l’alto e forze trasversali da un lato all’altro del bacino.

Proprio per questo, a seconda della direzione delle forze veicolate dalle catene disfunzionali, possono manifestarsi sintomatologie localizzate in zone differenti dell’osso pubico. In base a dove si manifesta il dolore, si distinguono appunto tre tipi di pubalgia:

  1. tendinopatia dei muscoli adduttori
  2. sindrome della sinfisi pubica
  3. sindrome della guaina del retto addominale.

La tendinopatia dei muscoli adduttori è la pubalgia più frequente e si verifica per la maggior parte dei casi nei calciatori e negli sportivi. La patologia è localizzata nella parte inferiore della branca pubica, di solito in uno dei due lati, nel tratto di intersezione degli adduttori. Questi ultimi sono potenti muscoli che si sviluppano dall’osso pubico e dalla branca ischio pubica e si inseriscono sulla faccia postero mediale del femore e sulla faccia fronto-mediale prossimale della tibia. Hanno la funzione prevalente di addurre la coscia, ossia di avvicinare le ginocchia tra loro. Sono un gruppo di muscoli non uguali tra loro per dimensione ma che nel complesso sono molto potenti, per cui il loro effetto a livello pubico è molto significativo.

In questi casi si verifica, quasi sempre, un coinvolgimento diretto delle fasce muscolari della gamba che spesso sono in uno stato di tensione e si trovano coinvolti i muscoli della zampa d’oca. In tale frangente è necessario riequilibrare la muscolatura e le fasce dell’arto inferiore, quindi l’osteopatia rappresenta una forma di trattamento estremamente efficacie.

La seconda tipologia di pubalgia è costituita dalla sindrome della sinfisi pubica che si manifesta con un dolore centrale a livello del pube. La sinfisi pubica è una articolazione che ha due superfici contrapposte rivestite da cartilagine ialina con interposto un disco fibrocartilagineo. A livello pubico la sinfisi deve resistere sia alla compressione che alla trazione esercitata dagli adduttori. Costituisce, perciò, una funzione dinamica complessa. Da un punto di vista delle forze compressive la sinfisi pubica agisce in sinergia con le articolazioni sacro iliache.


Mediante il sistema sacro iliaco e sinfisario le forze longitudinali si scaricano verso il basso: la prevalenza di esse transita attraverso le articolazioni sacro iliache mentre, in minor misura, queste forze passano attraverso la sinfisi pubica. Proprio per questa ragione le disfunzioni dell’osso sacro si ripercuotono direttamente sul pube causando facilmente una pubalgia. La sindrome della sinfisi pubica, in conclusione, ha sempre un’origine meccanica e funzionale, quindi, la soluzione osteopatica anche in questo caso è la via terapeutica più indicata.

Il terzo tipo di pubalgia è la sindrome della guaina del retto addominale, conosciuta anche come sindrome del nervo perforante del retto addominale. Una forma di pubalgia, questa, in realtà meno frequente e di solito localizzata al di sopra del pube, anteriormente e in fondo alla zona addominale. La causa di questa pubalgia è attribuita alle distonie funzionali dei muscoli dell’addome (in particolare il retto dell’addome) e alla distensione delle fasce addominali, con conseguente interessamento dei tronchi nervosi in transito in questa specifica zona.

La pubalgia si manifesta in particolar modo durante lo sforzo di flessione del busto in avanti; una situazione tipica è l’insorgenza nel calciatore prima di dare il calcio al pallone. Anche in questo caso l’origine della patologia deve essere ricercata in ambito funzionale. Correggendo le disfunzioni dinamiche del bacino e della gamba, come anche della colonna vertebrale, questo genere di sintomatologia si riduce sensibilmente.

La pubalgia, essendo il risultato di uno squilibrio dinamico, tende a manifestarsi, lo ribadiamo, in maniera prevalente sotto sforzo e interessa soprattutto gli sportivi. Ma il problema non è lo sport in sé o il sovraccarico funzionale, bensì la disfunzione dinamica di base.

Semplicemente sotto stress il problema emerge in maniera più evidente. Ma nei fatti, se una parte lavora male, quella parte lavorerà male anche in condizioni standard, seppure non venga sollecitata in maniera importante e significativa. La pubalgia, infatti, può manifestarsi anche in chi non pratica sport, seppure meno frequentemente.

I rimedi tradizionali per risolvere la pubalgia sono prevalentemente orientati alla soppressione del sintomo: riposo; terapia fisica (onde d’urto, tecar terapia, ultrasuono terapia: ossia terapie con funzione antinfiammatoria); kinesiterapia: allungamento muscolare, rinforzo muscolare, esercizi propriocettivi; terapia farmacologica: solitamente sono prescritti farmaci antinfiammatori; terapia chirurgica: raramente è risolutiva per la pubalgia ma è un’opzione possibile.

L’osteopatia, invece, affronta la pubalgia seguendo paradigmi diversi rispetto alla medicina tradizionale. Scopo principale in questo tipo di trattamento, infatti, è di riequilibrare la funzione dinamica dello scheletro.

Un approccio che quindi rappresenta la via più rapida ed efficace per risolvere il problema, se non addirittura l’unica via possibile. Perché, finché le parti continueranno a lavorare distorte e le forze compressive e distensive proseguiranno a scaricarsi in maniera anomala sulle branche pubiche, non sarà possibile eliminare la pubalgia. Ogni altro rimedio può funzionare come terapia di emergenza o come palliativo, ma il riequilibrio dinamico rappresenta l’unica soluzione definitiva.

In caso di pubalgia, quindi, l’indagine di solito inizia dal bacino che ha un ruolo fondamentale nella statica e nella dinamica della persona. Il peso infatti si scarica in basso prevalentemente sulle articolazioni sacro iliache (e da lì alle anche), ma una parte del peso in arrivo dall’alto viene scaricato sulla sinfisi pubica. Quando le articolazioni sacro iliache presentano difficoltà di tipo dinamico, per esempio non si muovono correttamente intorno a un asse o presentano disfunzioni afisiologiche, allora il peso tende a scaricarsi in maggior quantità a livello pubico provocando un’ipercompressione della sinfisi pubica.

E così si manifesta la pubalgia, e nel corso del tempo, possono verificarsi anche fenomeni artrosici, soprattutto quando le forze in gioco sono importanti o quando il problema perdura a lungo. Meno frequentemente invece si riscontrano disfunzioni primarie proprio a livello della sinfisi pubica che può presentare limitazioni della propria mobilità sia in direzione antero inferiore che postero superiore.

In questi ultimi casi l’intervento osteopatico avviene localmente attraverso manovre di sblocco locali del tutto indolori ed efficaci. Quindi a livello del bacino, una volta individuate le disfunzioni, si procede alla loro riduzione mediante tecniche articolari non invasive, allungamenti progressivi o tecniche orientate alle fasce.

Per quanto riguarda invece il trattamento cranio sacrale fa sì che le disfunzioni dinamiche della base del cranio si riflettano in maniera molto diretta sull’osso sacro e, quindi, sulle ossa iliache. Questo rende l’indagine sulla base del cranio una fase imprescindibile del processo riabilitativo, nel tentativo di risolvere una pubalgia in maniera stabile. Nella maggior parte dei casi, per non dire quasi sempre, sono proprio le disfunzioni della base del cranio a imporre adattamenti disfunzionali all’osso sacro che, come in un meccanismo a ingranaggi, porta in disfunzione la zona pubica. Questo tipo di schema disfunzionale discendente, per quanto non sia l’unico responsabile, è tuttavia talmente frequente e determinante che il suo mancato trattamento rende impossibile risolvere una pubalgia.

L’arto inferiore, come abbiamo già sottolineato, è quasi sempre coinvolto in caso di pubalgia. Moltissime disfunzioni primarie della gamba, infatti, si riflettono sul bacino fino a trasformarsi in causa primaria o concausa di una pubalgia. Per arto inferiore si intende tutto il segmento dall’anca al piede. In realtà sono soprattutto le contratture dei muscoli adduttori ad avere una maggiore responsabilità nello scatenare una pubalgia. Quando si instaurano contratture, i muscoli adduttori, che hanno il compito principale di avvicinare le ginocchia, esercitano a livello pubico una tensione eccessiva provocando zone di sofferenza a livello dei punti di inserzione. Molte pubalgie hanno proprio questo tipo di origine.

Il trattamento dei muscoli adduttori non è banale. Nel senso che i muscoli adduttori, come tutti i muscoli, si contraggono se ricevono l’ordine di contrarsi. L’ordine di contrarsi arriva dal sistema nervoso centrale e questo comando può venire alterato sulla base della presenza o meno di schemi osteopatici disfunzionali.
Pertanto, allo scopo di decontrarre i muscoli adduttori, è necessario sciogliere in via prioritaria quegli schemi che sostengono tali contratture. Solo successivamente si potrà trattare i muscoli adduttori e il pube. Quindi, un massaggio o una terapia mirata unicamente al muscolo non è sufficiente. Nel senso che, se non si corregge lo schema di base, anche decontraendo il muscolo non si potranno avere risultati stabili. L’osteopatia, perciò, propone un riequilibrio generale dell’arto inferiore, che non coinvolga solo il comparto degli adduttori in maniera settoriale, ma che sia orientato anche agli altri segmenti dell’arto inferiore.

In qualche caso anche un adattamento osteopatico viscerale può essere responsabile di un disguido meccanico del bacino e di una pubalgia. Il viscere se non presenta patologie e funziona perfettamente, semplicemente presenta restrizioni nella propria mobilità. In alcuni casi questa libertà di movimento è limitata per cui attorno al viscere si crea un nodo di tensione che si riflette sulle articolazioni e sui muscoli circostanti. Il viscere continua a lavorare bene ma la zona al contorno risulta più rigida, meno mobile. Va segnalato che a livello pubico il viscere coinvolto con maggiore frequenza è la vescica seguita, più raramente, dal rene. In questi casi è necessario intervenire sul viscere con tecniche esterne, leggere, a rischio zero e che devono essere anche piacevoli.

Infine, anche gli adattamenti somatici del rachide possono scompensare il bacino in maniera abbastanza diretta. Rotazioni vertebrali, come contratture della muscolatura paravertebrale, contratture dei muscoli psoas o dei pilastri del diaframma possono infatti riflettersi sulla dinamica dell’osso sacro e delle ali iliache creando scompensi dinamici a livello pubico. Tuttavia, si tratta di possibilità reali per cui la dinamica della colonna vertebrale deve essere indagata in caso di pubalgia. Ma, in questi casi, non è detto che il paziente lamenti mal di schiena o dolori dorsali. Infatti, un problema localizzato in un punto può dare sintomi in un altro, anzi per la verità è quello che succede nella maggior parte dei casi. Le problematiche della colonna vertebrale, comunque, sono individuate facilmente dai test osteopatici, aiutate nella loro guarigione con tecniche soft, non invasive e che non determinano nessun rischio.