La pubalgia nello sportivo e nei calciatori

La pubalgia costituisce il dolore localizzato a livello del pube, cioè la porzione anteriore dell’osso dell’anca, nella zona pubica o interno coscia. E’ una patologia che si manifesta in particolar modo in ambito sportivo, soprattutto tra coloro che praticano il calcio, rugby, football, pattinaggio o l’atletica. La pubalgia, infatti, è frutto sempre di una problematica funzionale a livello meccanico e perciò questa patologia si manifesta, in maniera più evidente, sotto sforzo o dopo averlo fatto.

L’osteopatia è il rimedio più adatto per risolvere una pubalgia, anche perché non solo cura il dolore ma risale alle cause che l’hanno determinato e pone un rimedio stabile e duraturo nel tempo.

Nel caso in cui si manifesti una pubalgia il primo passo da fare è quello di rivolgersi a un medico per escludere patologie o situazioni non riconducibili a problemi funzionali come patologie testicolari, ernie inguinali o strappi muscolari ai danni della zona interessata dal dolore.

Ma, la statistica dice che, per la maggior parte dei casi, la pubalgia è determinata, come già anticipato, da problematiche di tipo funzionale

Le pubalgie sono, di solito, distinte in tre tipologie principali. Infatti, a livello pubico si incrociano forze provenienti dall’alto verso il basso, dal basso verso l’alto e forze trasversali da un lato all’altro del bacino.

Proprio per questo, a seconda della direzione delle forze veicolate dalle catene disfunzionali, possono manifestarsi sintomatologie localizzate in zone differenti dell’osso pubico. In base a dove si manifesta il dolore, si distinguono appunto tre tipi di pubalgia:

  1. tendinopatia dei muscoli adduttori
  2. sindrome della sinfisi pubica
  3. sindrome della guaina del retto addominale.

La tendinopatia dei muscoli adduttori è la pubalgia più frequente e si verifica per la maggior parte dei casi nei calciatori e negli sportivi. La patologia è localizzata nella parte inferiore della branca pubica, di solito in uno dei due lati, nel tratto di intersezione degli adduttori. Questi ultimi sono potenti muscoli che si sviluppano dall’osso pubico e dalla branca ischio pubica e si inseriscono sulla faccia postero mediale del femore e sulla faccia fronto-mediale prossimale della tibia. Hanno la funzione prevalente di addurre la coscia, ossia di avvicinare le ginocchia tra loro. Sono un gruppo di muscoli non uguali tra loro per dimensione ma che nel complesso sono molto potenti, per cui il loro effetto a livello pubico è molto significativo.

In questi casi si verifica, quasi sempre, un coinvolgimento diretto delle fasce muscolari della gamba che spesso sono in uno stato di tensione e si trovano coinvolti i muscoli della zampa d’oca. In tale frangente è necessario riequilibrare la muscolatura e le fasce dell’arto inferiore, quindi l’osteopatia rappresenta una forma di trattamento estremamente efficacie.

La seconda tipologia di pubalgia è costituita dalla sindrome della sinfisi pubica che si manifesta con un dolore centrale a livello del pube. La sinfisi pubica è una articolazione che ha due superfici contrapposte rivestite da cartilagine ialina con interposto un disco fibrocartilagineo. A livello pubico la sinfisi deve resistere sia alla compressione che alla trazione esercitata dagli adduttori. Costituisce, perciò, una funzione dinamica complessa. Da un punto di vista delle forze compressive la sinfisi pubica agisce in sinergia con le articolazioni sacro iliache.


Mediante il sistema sacro iliaco e sinfisario le forze longitudinali si scaricano verso il basso: la prevalenza di esse transita attraverso le articolazioni sacro iliache mentre, in minor misura, queste forze passano attraverso la sinfisi pubica. Proprio per questa ragione le disfunzioni dell’osso sacro si ripercuotono direttamente sul pube causando facilmente una pubalgia. La sindrome della sinfisi pubica, in conclusione, ha sempre un’origine meccanica e funzionale, quindi, la soluzione osteopatica anche in questo caso è la via terapeutica più indicata.

Il terzo tipo di pubalgia è la sindrome della guaina del retto addominale, conosciuta anche come sindrome del nervo perforante del retto addominale. Una forma di pubalgia, questa, in realtà meno frequente e di solito localizzata al di sopra del pube, anteriormente e in fondo alla zona addominale. La causa di questa pubalgia è attribuita alle distonie funzionali dei muscoli dell’addome (in particolare il retto dell’addome) e alla distensione delle fasce addominali, con conseguente interessamento dei tronchi nervosi in transito in questa specifica zona.

La pubalgia si manifesta in particolar modo durante lo sforzo di flessione del busto in avanti; una situazione tipica è l’insorgenza nel calciatore prima di dare il calcio al pallone. Anche in questo caso l’origine della patologia deve essere ricercata in ambito funzionale. Correggendo le disfunzioni dinamiche del bacino e della gamba, come anche della colonna vertebrale, questo genere di sintomatologia si riduce sensibilmente.

La pubalgia, essendo il risultato di uno squilibrio dinamico, tende a manifestarsi, lo ribadiamo, in maniera prevalente sotto sforzo e interessa soprattutto gli sportivi. Ma il problema non è lo sport in sé o il sovraccarico funzionale, bensì la disfunzione dinamica di base.

Semplicemente sotto stress il problema emerge in maniera più evidente. Ma nei fatti, se una parte lavora male, quella parte lavorerà male anche in condizioni standard, seppure non venga sollecitata in maniera importante e significativa. La pubalgia, infatti, può manifestarsi anche in chi non pratica sport, seppure meno frequentemente.

I rimedi tradizionali per risolvere la pubalgia sono prevalentemente orientati alla soppressione del sintomo: riposo; terapia fisica (onde d’urto, tecar terapia, ultrasuono terapia: ossia terapie con funzione antinfiammatoria); kinesiterapia: allungamento muscolare, rinforzo muscolare, esercizi propriocettivi; terapia farmacologica: solitamente sono prescritti farmaci antinfiammatori; terapia chirurgica: raramente è risolutiva per la pubalgia ma è un’opzione possibile.

L’osteopatia, invece, affronta la pubalgia seguendo paradigmi diversi rispetto alla medicina tradizionale. Scopo principale in questo tipo di trattamento, infatti, è di riequilibrare la funzione dinamica dello scheletro.

Un approccio che quindi rappresenta la via più rapida ed efficace per risolvere il problema, se non addirittura l’unica via possibile. Perché, finché le parti continueranno a lavorare distorte e le forze compressive e distensive proseguiranno a scaricarsi in maniera anomala sulle branche pubiche, non sarà possibile eliminare la pubalgia. Ogni altro rimedio può funzionare come terapia di emergenza o come palliativo, ma il riequilibrio dinamico rappresenta l’unica soluzione definitiva.

In caso di pubalgia, quindi, l’indagine di solito inizia dal bacino che ha un ruolo fondamentale nella statica e nella dinamica della persona. Il peso infatti si scarica in basso prevalentemente sulle articolazioni sacro iliache (e da lì alle anche), ma una parte del peso in arrivo dall’alto viene scaricato sulla sinfisi pubica. Quando le articolazioni sacro iliache presentano difficoltà di tipo dinamico, per esempio non si muovono correttamente intorno a un asse o presentano disfunzioni afisiologiche, allora il peso tende a scaricarsi in maggior quantità a livello pubico provocando un’ipercompressione della sinfisi pubica.

E così si manifesta la pubalgia, e nel corso del tempo, possono verificarsi anche fenomeni artrosici, soprattutto quando le forze in gioco sono importanti o quando il problema perdura a lungo. Meno frequentemente invece si riscontrano disfunzioni primarie proprio a livello della sinfisi pubica che può presentare limitazioni della propria mobilità sia in direzione antero inferiore che postero superiore.

In questi ultimi casi l’intervento osteopatico avviene localmente attraverso manovre di sblocco locali del tutto indolori ed efficaci. Quindi a livello del bacino, una volta individuate le disfunzioni, si procede alla loro riduzione mediante tecniche articolari non invasive, allungamenti progressivi o tecniche orientate alle fasce.

Per quanto riguarda invece il trattamento cranio sacrale fa sì che le disfunzioni dinamiche della base del cranio si riflettano in maniera molto diretta sull’osso sacro e, quindi, sulle ossa iliache. Questo rende l’indagine sulla base del cranio una fase imprescindibile del processo riabilitativo, nel tentativo di risolvere una pubalgia in maniera stabile. Nella maggior parte dei casi, per non dire quasi sempre, sono proprio le disfunzioni della base del cranio a imporre adattamenti disfunzionali all’osso sacro che, come in un meccanismo a ingranaggi, porta in disfunzione la zona pubica. Questo tipo di schema disfunzionale discendente, per quanto non sia l’unico responsabile, è tuttavia talmente frequente e determinante che il suo mancato trattamento rende impossibile risolvere una pubalgia.

L’arto inferiore, come abbiamo già sottolineato, è quasi sempre coinvolto in caso di pubalgia. Moltissime disfunzioni primarie della gamba, infatti, si riflettono sul bacino fino a trasformarsi in causa primaria o concausa di una pubalgia. Per arto inferiore si intende tutto il segmento dall’anca al piede. In realtà sono soprattutto le contratture dei muscoli adduttori ad avere una maggiore responsabilità nello scatenare una pubalgia. Quando si instaurano contratture, i muscoli adduttori, che hanno il compito principale di avvicinare le ginocchia, esercitano a livello pubico una tensione eccessiva provocando zone di sofferenza a livello dei punti di inserzione. Molte pubalgie hanno proprio questo tipo di origine.

Il trattamento dei muscoli adduttori non è banale. Nel senso che i muscoli adduttori, come tutti i muscoli, si contraggono se ricevono l’ordine di contrarsi. L’ordine di contrarsi arriva dal sistema nervoso centrale e questo comando può venire alterato sulla base della presenza o meno di schemi osteopatici disfunzionali.
Pertanto, allo scopo di decontrarre i muscoli adduttori, è necessario sciogliere in via prioritaria quegli schemi che sostengono tali contratture. Solo successivamente si potrà trattare i muscoli adduttori e il pube. Quindi, un massaggio o una terapia mirata unicamente al muscolo non è sufficiente. Nel senso che, se non si corregge lo schema di base, anche decontraendo il muscolo non si potranno avere risultati stabili. L’osteopatia, perciò, propone un riequilibrio generale dell’arto inferiore, che non coinvolga solo il comparto degli adduttori in maniera settoriale, ma che sia orientato anche agli altri segmenti dell’arto inferiore.

In qualche caso anche un adattamento osteopatico viscerale può essere responsabile di un disguido meccanico del bacino e di una pubalgia. Il viscere se non presenta patologie e funziona perfettamente, semplicemente presenta restrizioni nella propria mobilità. In alcuni casi questa libertà di movimento è limitata per cui attorno al viscere si crea un nodo di tensione che si riflette sulle articolazioni e sui muscoli circostanti. Il viscere continua a lavorare bene ma la zona al contorno risulta più rigida, meno mobile. Va segnalato che a livello pubico il viscere coinvolto con maggiore frequenza è la vescica seguita, più raramente, dal rene. In questi casi è necessario intervenire sul viscere con tecniche esterne, leggere, a rischio zero e che devono essere anche piacevoli.

Infine, anche gli adattamenti somatici del rachide possono scompensare il bacino in maniera abbastanza diretta. Rotazioni vertebrali, come contratture della muscolatura paravertebrale, contratture dei muscoli psoas o dei pilastri del diaframma possono infatti riflettersi sulla dinamica dell’osso sacro e delle ali iliache creando scompensi dinamici a livello pubico. Tuttavia, si tratta di possibilità reali per cui la dinamica della colonna vertebrale deve essere indagata in caso di pubalgia. Ma, in questi casi, non è detto che il paziente lamenti mal di schiena o dolori dorsali. Infatti, un problema localizzato in un punto può dare sintomi in un altro, anzi per la verità è quello che succede nella maggior parte dei casi. Le problematiche della colonna vertebrale, comunque, sono individuate facilmente dai test osteopatici, aiutate nella loro guarigione con tecniche soft, non invasive e che non determinano nessun rischio.

Perchè è importante andare in palestra

Perché dobbiamo andare in palestra?

Fare esercizio fisico regolarmente fa bene sia al corpo che alla mente. A dirlo sono gli studi medico – scientifici e a confermarlo i risultati ottenuti da chi decide di frequentare regolarmente un allenamento in palestra.

L’attività fisica allevia lo stress e aiuta a scaricare le tensioni quotidiane. Andare in palestra favorisce le relazioni sociali: non statevene chiusi in casa, ma fate nuove conoscenze mentre vi allenate!

Inoltre, fare regolarmente sport produce degli enormi benefici a livello fisico: lo sport non fa bene solo mentre lo si pratica, ma il suo effetto positivo agisce sul metabolismo fino a 24 ore dopo l’esercizio, perciò andare in palestra contribuisce ad accellerare il metabolismo e a dimagrire più velocemente. L’attività fisica scolpisce e tonifica il fisico, eliminando i grassi in eccesso. E favorendo quindi il benessere del nostro sistema cardiocircolatorio.

La palestra è anche indicata nelle fasi di riabilitazione dopo un intervento chirurgico o per alleviare i sintomi di alcune patologie muscolari o scheletriche, come posturali. Chi fa attività fisica regolarmente vive meglio e più a lungo, è più reattivo e, non ultimo, dorme meglio: mente sana, corpo sano.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera il movimento e l’allenamento delle vere e proprie terapie preventive. Lo sport, e quindi l’attività in palestra, irrobustisce il cuore, aumentandone l’efficienza riducendone i battiti. Le ossa e i muscoli vengono rafforzati in quanto i tessuti vengono irrorati maggiormente.

Palestra Life Arezzo
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Un regolare esercizio fisico aumenta anche l’efficienza del nostro sistema immunitario, oltre a diminuire il rischio di infarto e di altre malattie cardiache. Fare sport diminuisce anche il rischio diabete. Tutti elementi che dimostrano come andare in palestra e seguire regolarmente un allenamento allunghi la vita.

Allenamento, impegno, obiettivi da raggiungere, attenzione al proprio benessere generale. Per questi motivi si decide di frequentare la palestra. Senza utilizzare sostanze nocive al nostro organismo per migliorare le prestazioni. Quindi al bando il doping, una piaga dello sport contemporaneo, sia a livello amatoriale che agonistico purtroppo.

La competizione e la voglia di raggiungere livelli sempre più alti fanno si che il doping si diffonda. Le sostanze dopanti agiscono sulla percezione dello sforzo e sulla performance dell’atleta, che riesce così a massimizzare i risultati con il minimo sforzo.

Quelle più usate sono gli stimolanti (per accelerare e migliorare le prestazioni sportive), gli ormoni della crescita (per l’aumento rapido di massa muscolare) e l’insulina (sostanza anabolizzante). Ma la pratica più pericolosa è l’autoemotrasfusione, ovvero il prelievo e la reintroduzione del proprio sangue, con componenti dopanti aggiuntivi.

Ma quali sono gli effetti negativi di queste sostanze? La donna viene resa più mascolina: abbassamento del tono di voce e crescita dei peli sono i due effetti più evidenti.

Gli uomini invece possono rischiare una diminuzione della produzione di sperma, atrofie testicolari e calvizie.

Palestra Life Arezzo
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Ma è sugli adolescenti che il processo può avere i rischi più gravi: il blocco dell’altezza definitiva, ad esempio, a causa di una maturazione precoce del processo di sviluppo. In generale comunque queste sostanze sono molto pericolose perché aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di tumori epatici, nonché di patologie all’apparato riproduttivo.

Nemmeno la sfera psicologica è immune dagli effetti del doping: aumentano i livelli di stress, i repentini sbalzi di umore e scatti di nervosismo. I soggetti che assumono sostanze dopanti possono, alla lunga, diventare particolarmente aggressivi e pericolosi per chi li circonda.

Assumere queste sostanze è molto pericoloso e va contro al principio per cui si decide di fare sport e andare in palestra.

Come curare i dolori alla spalla con l’osteopatia

La spalla è un’articolazione complessa, come abbiamo già avuto modo di approfondire, costituita da elementi ossei, ossia la clavicola, la scapola e l’omero.

Le ossa che la compongono sono mantenute nella loro posizione dal complesso muscolo – tendineo della cuffia dei rotatori che ha lo scopo di stabilizzare l’articolazione gleno-omerale. La cuffia dei rotatori è costituita dai tendini che grazie al lavoro dei muscoli, tengono la testa dell’omero nell’articolazione, cavità glenoidea, conferendo resistenza e stabilità alla giuntura della spalla.

Le ossa, i muscoli e i tendini interagiscono tra loro senza attrito grazie alla presenza di due sottili borse, le quali contengono un liquido e proteggono come dei cuscinetti, la cuffia dei rotatori.

Il dolore alla spalla è molto diffuso e comune. Tra i fattori da tenere in considerazione sull’origine del dolore c’è, oltre al trauma, anche lo spessore dell’osso della scapola.

Comunque, nella maggior parte dei casi, escludendo gravi patologie reumatiche, la spalla è vittima di disfunzioni meccaniche. Risolvibili, quindi, con l’osteopatia.

L’approccio, in questo caso, è diverso dalle metodiche tradizionali riservate alle altre articolazioni seppure anche queste si distinguano tra loro. Queste ultime, infatti, hanno tutte lo scopo di andare a eliminare il sintomo, o al massimo, di trattare le cause di natura secondaria. Nel caso specifico della spalla, invece, con l’osteopatia si riesce a risalire alle cause di ordine primario e agire quindi in maniera maggiormente efficacie.Nel caso ad esempio di una lacerazione tendinea è fondamentale chiarire il motivo per cui il tendine è arrivato a lacerarsi. Possiamo definire due tipologie di problema:

  • traumatica
  • posturale

Se è traumatica, il proprio medico chiederà un’analisi strumentale con eventuali interventi chirurgici.

Se è una conseguenza posturale e non richiede l’intervento chirurgico immediato, si ricerca la causa scatenante del problema con il trattamento osteopatico. La lacerazione di un tendine o legamento, derivante da postura, è una degenerazione che avviene su base meccanica, si eseguono movimenti afisiologici, subendo stress anomali e finendo con il lacerarsi.

Quindi se si va a riparare il tendine ma non si lavora sulle cause meccaniche che hanno portato a danneggiarlo, la lacerazione dopo un certo periodo ritornerà.

Proprio mediante la terapia osteopatica si può risalire alle cause a monte e riattivare la fisiologica funzione della spalla in modo da determinare e garantire una significativa diminuzione del dolore percepito. Non solo, attraverso questo percorso si salvaguarda anche l’articolazione da fenomeni degenerativi su base meccanica. Alla spalla, in pratica, viene rigarantita stabilità, evitando future ricadute.

Il dolore alla spalla

La spalla è una struttura articolare del nostro organismo, il cui funzionamento è piuttosto complesso poiché è formato da ben cinque articolazioni diverse

  • Articolazione scapolo omerale
  • Articolazione acromionclavicolare
  • Articolazione sterno-clavicolare
  • Articolazione sotto deltoidea, 
  • Articolazione scapolo toracica.

Tali articolazioni, racchiuse da capsule fibrose, sono stabilizzate da un apparato legamentoso e muscolare assai complesso (la cuffia dei rotatori ) che garantisce alla spalla un ampio raggio di movimento ed una potente leva articolare. La cuffia dei rotatori – costituita da quattro muscoli (sovra spinoso, sottospinoso, sottoscapolare e piccolo rotondo) – viene considerata il principale elemento attivo di stabilizzazione e contenimento dello omero rispetto alla glena della scapola.

È spesso sottoposta a stress e piccoli traumi difficilmente rilevabili , essendo attiva in molteplici attività durante la nostra giornata; quando facciamo sport, guidiamo o facciamo lavori di routine. 

Inoltre, essendo irradiata dall’arteria brachiale, è piuttosto sensibile al dolore.

Il dolore alla spalla.

Il dolore alla spalla, molto spesso, è causato da posture errate o da sollecitazioni eccessive in caso di attività sportiva. Tale problematica può avere origine da un’infiammazione all’articolazione o da un danno ai tendini, ai muscoli o ai legamenti. 

La causa più comune del dolore alla spalla è la tendinite; In questi casi sono coinvolti anche i tendini del sovraspinoso e del capo lungo del bicipite.

In moltissimi casi il dolore alla spalla non è associato a nessun trauma o sovraccarico da sport e per questo, dopo aver eliminato le cause mediche più importanti l’osteopata dovrà individuarne la causa meccanica.

Spesso una restrizione fasciale o viscerale (per esempio la restrizione di un legamento presente nell’addome e collegato con un viscere) può concorrere allo sviluppo di una riduzione di mobilità anche lontana dalla disfunzione. In questi casi il dolore può essere presente anche in assenza di movimento e anche di notte.

Il trattamento osteopatico. 

Una volta escluso che i sintomi possano derivare da una causa non meccanica (ad esempio l’artrite reumatoide, una patologia autoimmune che può determinare dolore articolare), 

Per prima cosa l’osteopata analizza la spalla controllando la mobilità delle singoli articolazioni, lo stato di contrattura dei muscoli, l’elasticità delle fasce e lo scorrimento dei tendini. In caso di problemi dinamici a livello locale, interviene con tecniche dirette o indirette per ristabilire la mobilità fisiologica dell’articolazione. Tuttavia, l’osteopatia considera il paziente nella sua totalità e, pertanto, ricerca il problema non solo a livello locale ma anche in altre strutture che possono contribuire all’insorgere e al mantenimento del dolore alla spalla.

Le disfunzioni della colonna cervicale hanno ripercussioni piuttosto dirette sulla spalla, in particolar modo attraverso la fascia cervicale media che contrae rapporti intimi con il cingolo scapolare. In questo caso l’osteopata interviene sul tratto cervicale, sia a livello vertebrale che muscolo fasciale.

Nella cavità orale il pavimento buccale, la lingua e la zona ioidea sono connessi direttamente alla scapola attraverso l’intermediazione del muscolo omoioideo. Per questo motivo, le disfunzioni osteopatiche di queste strutture creano limitazioni alla libertà articolare dell’articolazione scapolo omerale. Il trattamento osteopatico, in questo caso, avviene attraverso tecniche dirette e fasciali.

Le disfunzioni osteopatiche del diaframma possono dare origine a dolori profondi alla spalla attraverso l’intermediazione del nervo frenico. Grazie alle sue tecniche l’osteopatia si rivela in grado di risolvere i problemi del diaframma, degli organi sotto-diaframmatici e del mediastino.

Anche il bacino, attraverso il muscolo grande dorsale, può creare problemi di mobilità all’omero, portandolo fuori asse rispetto alla glena omerale. In questo caso, l’osteopata lavora per riequilibrare il bacino.

Frequentemente le disfunzioni cranio-sacrali hanno ripercussioni al livello della spalla. In questo caso è necessario riequilibrare il sistema cranio sacrale che, benché basato su una mobilità minima, condiziona la dinamica delle grandi articolazioni.

Di particolare importanza è, infine la valutazione di tutto il sistema viscerale e fasciale del torace, addome e pelvi.

le cause più comuni del dolore alla spalla

Sindrome da impingement o conflitto subacromiale

In questo caso, il dolore ha origine dalla compressione del tendine del muscolo sovraspinato, nel movimento di innalzamento del braccio e nella fase di ritorno alla posizione iniziale;

si verifica cioè, un restringimento dello spazio fra la testa omerale e l’acromion, dove la borsa subacromiale protegge lo scorrimento dei tendini della cuffia dei rotatori.

La sindrome da impingement può portare ad un lento ma graduale assottigliamento dei tendini e, con il tempo, persino alla loro rottura. 

Tendinite Calcifica

La tendinite calcifica , come si può intuire, è un fenomeno che determina il graduale deposito di calcificazione a livello dei tendini e che, nonostante sia asintomatica, se progredisce può diventare estremamente dolorosa.

Potrebbe risolversi spontaneamente ma non è raro dover ricorrere ad un trattamento specifico, in particolare quando il dolore diventa forte o continuo e con conseguente possibilità di danneggiamento del tendine interessato.

Lesione della cuffia dei rotatori

È una causa frequente di dolore negli adulti; può essere causata da un trauma, dall’usura dovuta al semplice utilizzo durante il lavoro o mentre si pratica sport, oppure dalla scarsa irrorazione di sangue, specialmente negli anziani.

Il tendine maggiormente soggetto a lesioni è quello che interessa il muscolo sovraspinato.

Quando la cuffia dei rotatori è lesionata, il dolore si irradia al braccio ed interessa quasi sempre anche il bicipite.

È una lesione sulla quale bisogna intervenire tempestivamente al fine di evitare danni gravi , quali la rottura o inabilità accentuata che possono richiedere interventi più radicali.

lussazionedellaspalla

Si verifica a causa di allentamento e lesione di alcune delle parti (legamenti, tendini e muscoli) che concorrono a tenere la spalla al proprio posto e quindi stabile nella propria sede.

Qualche volta, può invece essere determinato da iperlassità articolare, generata da micro-traumi ripetuti nel tempo. 

Spalla rigida

La capsulite adesiva o “spalla rigida” si determina quando, nonostante l’assenza di lesioni traumatiche o da stress, l’ispessimento dei tessuti dell’articolazione limita i movimenti che è possibile compiere con il braccio.

Si tratta di un’affezione degenerativo infiammatoria, che l’osteopata tratta ponendo l’attenzione sui suoi focolai disfunzionali, generalmente localizzati lontano dalla spalla, al livello di fasce cervicali, complesso ioideo, diaframma e visceri, bacino e zona pelvica, coste e gabbia toracica, cingolo scapolare (clavicola e scapola), sistema cranio sacrale.

Nel caso di periartrite scapolo omerale, la capsula articolare si presenta ispessita e ritratta, Tale ispessimento può dare origine ad aderenze fibrose che, a loro volta, possono portare al blocco quasi totale dell’articolazione. Tale patologia della spalla, caratterizzata da dolore e rigidità articolare, è denominata capsulite adesiva (in inglese “frozen shoulder”, letteralmente “spalla congelata” in italiano). 

Una volta trattati i punti critici periferici, l’osteopata attende che la capsula si ammorbidisca per trattare i muscoli periarticolari, cioè il complesso della cuffia dei rotatori. Bisogna necessariamente dare il tempo fisico alla capsula di rilasciarsi e di riacquisire elasticità. I tempi biologici dell’organismo, infatti, non possono essere abbreviati. Ciò nonostante, l’approccio osteopatico è tra i più rapidi ed efficaci nel trattamento di questa disfunzione.

Cos’è il Calisthenics?

Il calisthenics fa parte dei cosiddetti allenamenti funzionali. Migliora la capacità del corpo di compiere anche gesti quotidiani e di interagire con l’ambiente; si impara a gestire la reazione, interpretare lo stimolo, controllare il gesto. Non si fanno – ad esempio – errori di distrazione come raccogliere un grande peso da terra senza piegare le ginocchia.

Calesthenics è un programma di allenamento basato su un insieme di esercizi che seguono una progressione di difficoltà graduale. La parola deriva dall’unione delle due parole greche: kallos, bellezza, e sthénos, forza.

L’allenamento consente di lavorare con tutti i distretti muscolari del corpo. Non è semplice fornire una definizione precisa a causa delle intersezioni che questa disciplina ha con il mondo della ginnastica artistica, il circo acrobatico e il fitness sportivo.

Inoltre, ogni singolo praticante, in funzione delle proprie caratteristiche e attitudini, può lavorare più specificamente sulla forza, l’equilibrio, la resistenza, oppure puntare sull’acrobatica, stante il fatto che una separazione netta tra queste tipologie di training non è possibile.

Nel calisthenics non si può sviluppare la forza, senza contemporaneamente migliorare coordinazione e tecnica, come non vi è la possibilità di aumentare la resistenza e l’equilibrio, senza prima avere sviluppato i necessari livelli di forza.

Esercizi di Calesthenics

In questa forma di allenamento gli esercizi seguono una gradualità che via via diventa più complessa. Questo permette di non incorrere in una noia data dalla ripetizione degli stessi esercizi.

Volendo fare uno schema di base, si può dire che gli esercizi sono raggruppabili in tre livelli:

il primo coinvolge i muscoli della parte superiore del corpo quali bicipiti, tricipiti, pettorali, deltoidi, avambracci. Tra gli esercizi fondamentali i push-ups (piegamenti sulle braccia a terra) e le trazioni alla sbarra, dette pull-up.

Il secondo è il lavoro sul core (centro addominale) e in questo ambito gli esercizi fondamentali sono i sit-up, il crunch e il plank.

C’è poi la parte inferiore, dove l’esercizio principale è lo squat. Per il tricipite surale e il tendine d’Achille si può lavorare attraverso un rialzo come può essere uno scalino (il famoso calf).  

Benefici del Calesthenics

Migliorano notevolmente forza, potenza, velocità, resistenza, coordinazione, agilità.

Un aspetto che viene potenziato in modo incredibile è l’equilibrio, il che consente di evitare brutte cadute o distrazioni e stare sempre in asse, oltre a lavorare bene l’appoggio e la rollata del piede. Lo stesso vale per la coordinazione. Si lavorano i muscoli in modo profondo ed efficace.

Ogni aspetto dell’atletismo viene curato in questa forma di allenamento, di conseguenza il corpo migliora in modo globale, non si raggiungono solo risultati estetici, ma si ottiene un reale miglioramento delle capacità fisiche. È molto importante curare tutto il lavoro sul core, il centro motorio che determina la qualità del movimento.

L’allenamento funzionale che si compie col Calesthenics è una modalità ottima per bruciare calorie e perdere peso. Si tonificano i muscoli e si fa un lavoro che dura sul lungo periodo, ma che ovviamente richiede mantenimento. In più, si evita la ripetizione e si vive la gradualità in modo entusiasmante. Tenete sempre presente che un lavoro del genere permette di ottenere risultati ancora più grandi se coordinato col respiro.

Perché continuare ad allenarsi in palestra in estate?

Perché continuare ad allenarsi in palestra in estate?

Tutto l’anno vai in palestra con costanza, ma arriva il caldo estivo, ti opprime e ti toglie la voglia di allenarti? Scopri perché è importante non sospendere l’allenamento durante l’estate.

a cura diMassimo Borri, Massofisioterapista

SFATIAMO UN Falso mito

Spesso si tende a credere che il senso di spossatezza che genera il caldo, sia controproducente per l’allenamento. Niente di più sbagliato, in quanto:

Se l’obiettivo è il dimagrimento

  • Grazie alle alte temperature, l’organismo tende a perdere peso più in fretta, in quanto il tessuto adiposo che ha un effetto di isolante termico, viene avvertito dal corpo come un pericolo, mentre con il freddo l’aumento del grasso sarebbe favorito.
  • Se iniziamo ad allenarci con il caldo, il nostro corpo si attiva prima e con meno difficoltà, visto che i muscoli hanno già un aiuto per iniziare i processi metabolici necessari a produrre l’energia necessaria allo sforzo e quindi iniziano a bruciare fin da subito le riserve energetiche.

Se l’obiettivo è quello di continuare a definire la forma muscolare:

  • Come per chi deve perdere peso, in estate il corpo brucia più facilmente il grasso corporeo poiché non serve un isolante termico. Perciò se si continua con degli allenamenti di mantenimento della massa muscolare (appena ci si ferma per un tempo prolungato si comincia subito a perdere muscolo costruito con tanta fatica) e si segue bene la dieta, si possono raggiungere ottimi livelli di definizione.
  • In estate la fame diminuisce per il caldo, quindi anche in questo caso ci è di aiuto, aiutandoci ad essere impeccabili sul piano alimentare, permettendoci si seguire un regime corretto anche tutti i giorni.

Ultimo, ma non per importanza: la salute. E’ dimostrato da molti studi ormai che praticare attività fisica costante aiuta a prevenire l’insorgere di patologie cardiovascolari, ipertensione, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, obesità e soprappeso, diabete di tipo 2, osteoporosi, ansia, depressione e insonnia.

Consigli per allenarsi bene d’estate:

Bere molta acqua e poche bibite energetiche o integratori di sali minerali. Queste bibite tendono a contenere alti livelli di zuccheri semplici, che servono a facilitare il recupero, ma esagerando con le quantità possono compromettere il dimagrimento.

Integrare quindi tutte le sostanze che ti aiutano a non sentire il senso di spossatezza, come frutta e verdura, sempre diversi, ogni giorno, più volte al giorno.

Allenarsi all’aperto, ma non sempre

Abbinare anche giornate sportive all’aperto. Fare attività fisica all’esterno permette di variare gli allenamenti, così da mantenere alta la motivazione, approfittando delle belle giornate di sole, preferibilmente la mattina presto o la sera, quando le temperature non sono ancora troppo elevate.

Bisogna fare attenzione però a svolgere un tipo di lavoro che sia effettivamente corretto, per questo motivo è raccomandabile continuare a praticare attività in maniera assistita in palestra o con un trainer che ha le competenze per consigliare un allenamento adeguato alle esigenze di ogni individuo, anche nell’ottica della prevenzione degli infortuni.

In palestra meglio allenarsi di mattina, quando la temperatura è meno elevata e siamo più carichi di energia. Infatti grazie all’allenamento mattutino, il corpo si attiva completamente quindi ci si sente più svegli e non ci si trascina per tutta la giornata stanchezza e spossatezza.

Vi consiglio, per gli amanti della corsa a piedi, sempre un allenamento dimagrante prima di far colazione:

-20′ corsa il primo giorno incrementando di 5’ al giorno per 3 giorni. Il 4 giorno tornare a 20’, il 5 giorno 30’ ed il 6 giorno 40’. Dal 7 in poi vanno bene mantenersi sui 40’ di corsa leggera.

Alla fine è di ogni allenamento tonificare l’addome e eseguire 3/4 serie da 15 per petto, spalle e dorso.

Se poi andate in palestra fatevi seguire da un trainer referenziato.

Buon allenamento.

Massimo Borri Trainer

Come mantenere la forma in vacanza 

Come mantenere la forma in vacanza 

Per mantenersi in forma durante le vacanze estive non serve una dieta drastica, né vivere di privazioni: moderazione, mantenere le sane abitudini conquistate e movimento sono i 3 concetti chiave che dobbiamo ricordarci di portare in valigia per non rischiare di dover ricominciare da zero a settembre.

Non rinunciare a fare un po’ di allenamento e se hai la palestra a disposizione meglio.

Gli accessori fitness che ti aiuteranno a rimanere allenati in vacanza: un trx da agganciare è ideale per tonificare tutto il corpo, la corda per saltare che è l’ideale per bruciare calorie, avere una pancia piatta e tonificare il corpo dalla vita in giù, 15 minuti di salto della corda equivalgono a 30 minuti di jogging.

Lo stepper, un piccolo attrezzo fitness completo che permette non solo di perdere peso e fare un lavoro cardio, ma anche di scolpire i muscoli dalla vita in giù (glutei, abduttori, adduttori, quadricipiti, polpacci etc) ma nel caso non lo avessimo, è sufficiente un ampio scalino.

Come mantenere la forma in vacanza: FITNESS ALL’ARIA APERTA

Approfittane per allenarti all’aperto. Ti proponiamo una sequenza che potrai eseguire facilmente per prenderti cura della forma in vacanza: 1 minuto di salto della corda ( se riesci a saltare), dai 15 ai 30 squat, dalle 10 alle 30 flessioni anche con ginocchia appoggiate, dai 15 ai 30 affondi, dai 15 ai 60 secondi di distensione su panca, dai 10 ai 30 addominali (tipo crunch e/o crunch inverso).

Ripeti questa sequenza dalle 3 alle 5 volte per un arco di tempo compreso tra 30 e 40 minuti. Non dimenticare di completare questo programma con altre attività (bici, camminata veloce…). Per ottenere dei risultati, ti dovrai allenare almeno 2-3 volte a settimana.

Come mantenere la forma in vacanza : DORMI PER DIMAGRIRE

La mancanza di sonno aumenta il livello di ormoni della fame (grelina) e diminuisce la produzione di ormoni che stimolano la sensazione di sazietà (leptina).

Per questo motivo, per essere in forma e proteggerti dall’aumento di peso, hai tutto l’interesse a dormire almeno 7 ore a notte. Prova ad addormentarti presto – e soprattutto a letto.

In effetti, il cosiddetto sonno “lento e profondo”, caratterizzato da un’attività cerebrale lenta, sopraggiunge prima di mezzanotte. È il più riparatore!

Qualche altro consiglio? Fate lunghe passeggiate sul bagnasciuga, la mattina presto e il tardo pomeriggio, nelle ore meno calde della giornata, nuotate, giocate a beach volley, racchettoni, frisbee. In questo modo allenerete completamente il corpo che non si addormenterà durante le ferie. 

Come mantenere la forma in vacanza : DATTI DELLE REGOLE 

Vacanza non è sinonimo di via libera al cibo spazzatura e agli aperitivi no stop. Non sostituire l’acqua con bibite gassate o alcolici ed il cibo sano con gli stuzzichini, ma mangia tutto con moderazione e non dimenticare gli alleati più grandi, ovvero frutta e verdura.

Fai una colazione completa che ti mantenga sazio più a lungo, a pranzo qualcosa di leggero ma comunque completo (per esempio una bella insalata di cereali, un piatto di pasta fredda o una piadina vegetariana) e a cena un secondo, il tutto accompagnato da verdure preferibilmente crude per reintegrare le vitamine e i minerali e dalla frutta. 

Vietati i pasti a base di sola frutta, verdura o gelato. Troppi zuccheri semplici, calorie sbilanciate, poche fibre e quasi inesistenti le proteine. Dopo un’ora, quando il picco glicemico causato dall’assunzione di tutti quegli zuccheri sarà crollato, ti tornerà la fame.

Anche sotto l’ombrellone si può consumare un pranzo semplice, leggero, e completo che comprenda tutti gli elementi fondamentali per rendere un pasto perfetto: proteine, carboidrati, grassi buoni, vitamine e fibre! Qualche esempio? Una piadina integrale preparata artigianalmente con fette di pomodoro e mozzarella, accompagnata da qualche mandorla da sgranocchiare come dessert.

Oppure un’insalata fredda di riso venere, ceci e zucchine, condita con olio e lime.

Continua anche in vacanza a bere 8 bicchieri d’acqua al giorno, consigliati da tutti gli esperti e nutrizionisti, e la pelle sarà più liscia e luminosa.

CONSIGLI PER ESSERE IN FORMA PRIMA DELLE VACANZE 

I NOSTRI CONSIGLI DI FITNESS PER ESSERE IN FORMA PRIMA DELLE VACANZE 

Le vacanze stanno per arrivare e con esse la voglia di essere al top. Non è ancora tardi per arrivare tonici alla prova costume, per guardarci allo specchio con soddisfazione e sentirci meglio anche dal punto di vista fisico.

Abbiamo deciso di dividere questa “guida” in due parti. La prima dedicata a chi ha meno dimestichezza con gli allenamenti, la seconda per persone già abituate ad un’attività fisica costante.

1- PER CHI NON PRATICA ATTIVITA’ FISICA COSTANTEMENTE

Prima Fase dell’Allenamento: Eliminare l’Adipe in Eccesso

Il segreto per ottenere un addome piatto è semplice: bisogna prima di tutto ridurre il grasso che ricopre questo gruppo muscolare.

Quindi primo periodo di allenamento avrà come unico obiettivo quello di perdere il grasso in eccesso e preparare il nostro corpo al lavoro con i pesi. In questo primo periodo l’attività aerobica sarà fondamentale. Corsa, pedalata, step per circa 30-40 minuti al giorno, quattro o cinque volte alla settimana. Non occorre svolgere queste attività ad un ritmo esasperato. Due giorni alla settimana fate precedere alla seduta aerobica un lavoro tranquillo cercando di aumentare di volta in volta la velocità ed il tempo utilizzato.

Ricordate che i grassi vengono utilizzati a scopo energetico solo dopo mezz’ora o più dall’inizio dell’attività sportiva aerobica.

Ricordate anche che le sedute di allenamento di tipo aerobico – se protratte per almeno 20 – 40 minuti – “accelerano” il metabolismo per circa 12-36 ore. In pratica, anche dopo l’allenamento, il nostro organismo continuerà a bruciare calorie in eccesso rispetto ai valori basali. Di conseguenza, dovreste cominciare a notare la perdita dei primi kg di tessuto adiposo, sempre se a ciò associate una corretta alimentazione. 

Nell’attività sportiva, specialmente se aerobica, si producono delle particolari sostanze, le endocrine, oppiacei che danno una piacevole sensazione di benessere, allentando quelle tensioni che possono essere la causa dell’assunzione incontrollata di cibo e della cosiddetta “fame nervosa”.

Anche nella seconda fase l’attività aerobica gioca un ruolo fondamentale. Le sedute da dedicare al lavoro cardiovascolare andranno ridotte da cinque a tre sessioni settimanali. 

Due giorni alla settimana andranno dedicati all’allenamento con i pesi. È questo il periodo adatto per costruire una solida base di forza, scegliendo esercizi multiarticolari e allenando tutti i muscoli del corpo nella stessa seduta di allenamento. Non fermatevi troppo a riposare tra una serie e l’altra. Sessanta/novanta secondi sono più che sufficienti. Riposate invece tra un work-out ed un altro. Dormire aiuta il recupero fisico, non sottovalutate questo fattore.

Evitate di strafare, non venite in palestra ogni giorno, e se sentite che questo programma è troppo intenso per le vostre possibilità, diminuite intensità e durata dell’allenamento. 

Se i risultati ottenuti al termine delle prime fasi sono soddisfacenti, si può proseguire con l’allenamento e passare alla tappa finale. 

La tipologia di esercizi proposta in questa fase è quella del circuit training.

Il circuit training rappresenta la modalità più efficace per conciliare all’interno della stessa seduta di allenamento esercizi per la tonificazione muscolare ed esercizi per il dimagrimento. Questo metodo di lavoro si basa sull’alternanza di stazioni aerobiche ed anaerobiche senza pause intermedie.

Alcuni studi hanno dimostrato che il circuit training è in grado di promuovere il dimagrimento localizzato. Pertanto gli esercizi del circuito andranno adattati in modo da agire prevalentemente su quei distretti corporei dove è presente adiposità localizzata (solitamente l’addome per gli uomini, le cosce ed i fianchi per le donne).

Il circuito andrà ripetuto per tre/quattro volte alla settimana.

2- PER CHI FA ATTIVITA’ FISICA REGOLARMENTE

Per chi fa attività fisica tutto l’anno è possibile sospendere per il periodo delle vacanze senza perdere praticamente nulla o addirittura guadagnando in termini di forza e prestazioni grazie all’allenamento a sedute consecutive.

Si tratta di eseguire più allenamenti identici a breve distanza l’uno dall’altro, nell’arco di 24 ore. Un allenamento quindi molto intenso, consigliato a persone che si sono allenate almeno per 6 mesi consecutivi.

È da utilizzare per periodi brevi e non su base regolare.  Oggi si sa che l’allenamento produce sul corpo una condizione di stress positivo (meglio conosciuta come supercompensazione) in grado di far crescere e migliorare le prestazioni sportive.

Sulla base di questo concetto si può affermare che se un allenamento produce un certo livello di supercompensazione, due o tre consecutivi potrebbero addirittura raddoppiare se non triplicare l’effetto desiderato, sempre tenendo conto dei limiti fisiologici individuali.

È ovvio, che se per recuperare da una seduta sono necessari mediamente 3-4 giorni, quando se ne eseguono due o tre ravvicinate, di giorni di recupero ne servono molti di più. Tale periodo potrebbe variare in base alle capacità fisiologiche del soggetto:

È naturale che l’applicazione di questa particolare metodologia non può prescindere da fattori importanti quali:

  • Livello di allenamento del soggetto
  • Età del soggetto
  • Grado di recupero
  • Nutrizione ed Integrazione
  • Condizioni stressanti al di fuori dell’allenamento
  • Intensità e Volume di allenamento

Il concetto base è quello di allenare tutto il corpo in due sedute ripetute però in rapida successione. È utilizzabile sia per periodi di massa che di forza, modificando il tempo di recupero tra le serie.

Ansia, stress e problemi allo stomaco: connessioni

Ansia, stress e problemi allo stomaco: connessioni

a cura di Massimo Borri, Massofisioterapista

Gastrite, reflusso, bruciore allo stomaco, gonfiori, dolori: la cattiva digestione è un problema diffuso nella nostra società. Cervello e intestino sono due organi in stretta connessione.

Pensiamo a qualche esempio: qualsiasi studente prima di sostenere un esame sente mal di pancia, qualsiasi persona stressata sente lo stomaco che “brucia” prima di un evento importante o anche semplicemente chi è innamorato sente “le farfalle nello stomaco”.

C’è una ricchissima letteratura che lega gli aspetti emozionali alle funzioni intestinali. Essenzialmente a livello fisico il problema presenta due aspetti: una difficoltà dello stomaco a svuotarsi o la presenza di disturbo gastroesofageo.

Vi è però una notevole componente psicologica: “I disturbi sono strettamente legati ad ansia e stress. Questo tipo di disturbo cronico, infatti, genera ansia.

Ansia, stress e problemi allo stomaco: connessioni- LE DONNE SONO MAGGIORMENTE COLPITE

Si temono brutte figure, si ha paura di non trovare il bagno quando serve, o si pensa di avere una malattia grave, come un tumore o un attacco cardiaco. Questa tensione, a sua volta, aumenta la percezione del dolore”. La situazione peggiore è per le donne, svantaggiate biologicamente:

“Le donne sono più colpite, forse anche perché il tubo digestivo femminile è più ricco di recettori, e dunque più sensibile. Nel caso delle complicanze da reflusso, invece, gli uomini sono predominanti: il rapporto è di tre a uno”.

Ma, qualunque sia il sesso del malato, alla lunga la cattiva digestione ha “Un impatto enorme sulla qualità della vita e sulla produttività: i pazienti, infatti, di rado riposano bene, e al mattino la loro performance è ridotta”.

DISPERARSI È SBAGLIATO: ESISTONO SISTEMI E POSSIBILITÀ DI PREVENZIONE, DIAGNOSI E CURA.

Si possono usare semplici misure per star bene. Ad esempio, favorire la digestione evitando di assumere “cioccolato, menta e nicotina che inibiscono lo sfintere esofageo e favoriscono il reflusso. Chi ha problemi di acidità dovrebbe fare attenzione ai pomodori: sono più acidi di arance o limoni”.

I sintomi di bruciore dolore tra lo sterno e l’ombelico oppure reflusso gastrico vanno presi in considerazione dall’ostepata con trattamenti manuali nel ripristinare il corretto funzionamento degli organi quali l’esofafo, lo stomaco e i vari legamenti che li avvolgono ad altri organi.

GINNASTICA ADATTA E PERSONALIZZATA

Inoltre dovremmo incentivare una ginnastica adatta e personalizzata per coloro che hanno questi sintomi rivolta sopratutto ad allungamenti muscolari e mobilità articolare.

Sono poi validi gli strumenti di diagnosi: “Pensiamo alla pH-impedenzometria e alla manometria ad alta risoluzione, due metodiche protagoniste di numerose sessioni del congresso americano, utili per identificare i casi di reflusso.

La diagnosi di dispepsia, invece, è ancora oggi piuttosto difficoltosa, perché molto dipende dalla percezione del singolo paziente: per alcuni l’aria nella pancia, da sola, è causa di notevole dolore”.

Infine, le terapie farmacologiche. Lo studioso italiano ammette come siano disponibili vari medicinali, ed altri siano in fase di sperimentazione. Tuttavia, conclude Cicala, sono prodotti da assumere sotto prescrizione e controllo medico.

Il NCCAM (National Center for Complementary and Alternative Medicine), suggerisce di usare la respirazione per lavorare sul diaframma, così da rilassare la pancia e sciogliere la tensione nervosa. Siamo abituati ad avere una respirazione “corta e alta” ovvero breve e usando solo la parte alta dei polmoni senza arrivare ad una vera e propria ossigenazione completa.

“Anche sulla respirazione corta e alta possiamo intervenire con i nostri corsi di allungamento e respirazione adeguata sia in gruppo o in lezioni personalizzate oltre alle tecniche di rilassamento del diaframma propriamente detto con trattamenti specifici.”

Il dolore del gomito 

Il dolore del gomito 

Massimo Borri, Palestra Life Arezzo
a cura di Massimo Borri, Massofisioterapista

Il gomito è l’articolazione che unisce il braccio all’avambraccio e comprende la giunzione tra tre capi ossei:

•Omero (spalla);

•Radio (avambraccio);

•Ulna (avambraccio).

GOMITO DEL TENNISTA 

Nella parte inferiore dell’omero si trovano due protuberanze chiamate epicondilo laterale ed epicondilo mediale dove si inseriscono e si ancorano i legamenti e i tendini, strutture fondamentali per la stabilizzazione ed il movimento dell’articolazione e che sono sede dei più frequenti stati infiammatori a carico del gomito (epicondiliti).

Nota anche come “gomito del tennista”; si tratta di un’infiammazione che deriva dalla sollecitazione ripetuta dei tendini che consentono ai muscoli di estendere le dita della mano e il polso. Il processo infiammatorio coinvolge, in particolare, l’epicondilo omerale e le strutture tendinee degli estensori (lungo e breve) del carpo.

Nell’epicondilite, il dolore interessa la parte esterna del gomito e si accentua quando il paziente cerca di afferrare saldamente un oggetto con la mano o con alcuni movimenti in cui si aggiunge la supinazione o la pronazione forzata (ad esempio, aprendo una bottiglia, girando la maniglia di una porta o sollevando pesi). Il dolore, inoltre, può essere evocato dalla pressione sull’epicondilo.

GOMITO DEL GOLFISTA

Quanto invece il dolore si avverte nella parte interna dell’avambraccio, si parla di “gomito del golfista” o epitrocleite. Anche in questo caso, il disturbo riguarda chi compie movimenti ripetitivi, soprattutto di tipo rotatorio (es. usando un cacciavite per avvitare) o sia esposto, per motivi occupazionali, alle sollecitazioni ripetute di un martello pneumatico.

NERVO ULNARE COMPRESSO

Se il dolore è situato all’avambraccio e formicolio al 4° e 5° dito della mano, potrebbe essere interessato il nervo ulnare, il quale può essere compresso dalla struttura ossea del gomito. Questo disturbo colpisce soprattutto le persone che hanno un gomito valgo (aperto verso l’esterno) oppure che soffrono di traumi o artrite reumatoide.

ARTROSI

Se fosse presente una certa rigidità, invece, può essere conseguente di un’artrosi, processo che si instaura per il progressivo deterioramento delle superfici articolari, limitando il movimento.

BORSITE

Se la borsa, posizionata tra la cute e l’olecrano dell’ulna, infiamma a causa di un qualsiasi evento traumatico accusato dalla loggia posteriore del gomito si parla di borsite.

La patologia si manifesta a seguito di pressioni e/o frizioni esercitate sul gomito e colpisce soprattutto gli sportivi che praticano il wrestling. Il primo sintomo evidente è la tumefazione.

Il dolore al gomito, inoltre, può essere provocato da fratture, patologia cervicale (artrosi, ernia ecc.) o della spalla (periartrite scapolo-omerale).