Come riconoscere il sovrallenamento 

Il sovrallenamento, sindrome da overtraining è diviso in diverse tipologie e anche le sue cause possono essere molteplici.

a cira di Enrico Pellegrinelli, professore in scienze motorie

La parola sovrallenamento è stata coniata da Hatfield nel 1988 per descrivere una serie di sintomi causati, sostanzialmente, da un alterato rapporto tra allenamento e recupero.

Il sovrallenamento è una condizione abbastanza frequente, una sindrome piuttosto complessa le cui cause vanno ricercate in diversi fattori scatenanti. Coloro che sono più colpiti da questa sindrome di solito non sono gli atleti guidati da professionisti ma persone che si allenano per scopi ricreativi e che omettono o rifiutano di riconoscere i propri limiti.

Un altro gruppo incline al sovrallenamento è quello delle persone la cui propria professione è legata all’esercizio fisico come ad esempio gli istruttori di fitness.

Ci sono differenti tipi di sovrallenamento:

Tipo Simpatico

Calo del desiderio di allenarsi;

Irritabilità;

Insonnia;

Calo di appetito;

Perdita di peso;

Aumento della frequenza cardiaca (FC) e della pressione arteriosa (PA) a riposo;

Lento ritorno della FC ai valori di base massimale.

Tipo Parasimpatico

Astenia, apatia, abulia;

Diminuzione della FC a riposo e delle FC massima da sforzo;

Diminuiti livelli di lattatemia dopo esercizio massimale.

Si possono anche riscontrare nello stesso atleta gli stessi due tipi di sovrallenamento. A riposo l’atleta sovrallenato può mostrare una FC più alta o molto più bassa della sua “basale”.

Durante lo sforzo, la FC appare più elevata rispetto alla norma per intensità di lavoro sottomassimali e al contrario non raggiunge i valori massimi per sforzi massimali. Allo stesso modo, nonostante un impegno strenuo, i valori massimi di acido lattico prodotti nel corso di un esercizio condotto sopra la soglia anaerobica appaiono nettamente inferiori a quelli abituali.

La diagnosi di un individuo con sovrallenamento, o con overreaching che è una forma più lieve e più comune, non può essere fatta facilmente o immediatamente. Non ci sono modelli di riferimento o analisi biochimiche consensuali che facilitino l’identificazione del problema in maniera chiara. Quello che posso fornirvi però, è una lista delle possibili relazioni che intercorrono tra il sovrallenamento e i parametri analitici dell’atleta:

Elementi utili per la diagnosi della sindrome da fatica cronica (sovrallenamento) clinici e di laboratorio

Diminuita capacità di prestazione fisica;

Ridotta tolleranza ai carichi di allenamento;

Perdita di coordinazione, diminuita efficienza dei movimenti, errori tecnici;

Frequente insorgenza di dolore muscolare (specie tardivo);

Aumentata frequenza di infezioni e infortuni (specie muscolari);

Aumento nel sangue del Cortisolo (C), riduzione del Testosterone totale e libero (T), riduzione del rapporto C/T;

Riduzione dell’escrezione urinaria basale (notturna) delle catecolamine;

Riduzione del rapporto dei linfociti T4/T8;

Riduzione nel sangue del livello di glutammina;

Riduzione nel sangue dei livelli di emoglobine e/o feritina (aspecifico).

Indici strumentali o di laboratorio:

Rapporto testosterone (totale o libero)/cortisolo;

Livello di catecolamine urinarie in condizioni basali (calcolato sulle urine della notte);

Rapporto linfociti T4/T8;

Concentrazione nel sangue di glutammina;

Concentrazione ematica di ferritina.

Tuttavia nessuno di questi indici può essere considerato valido in modo assoluto, in ogni circostanza e per ogni atleta. Per fare diagnosi di “Sindrome da sovrallenamento” occorre la constatazione di un calo ingiustificato e persistente delle prestazioni del soggetto e un’analisi critica di tutti gli elementi a disposizione:

Soggettivi = i sintomi lamentati dall’atleta;

Oggettivi =  le alterazioni rivelate a carico dei vari organi e apparati.

Ci sono anche altri modi per fare una diagnosi, ad esempio, rispondere ai questionari sui sintomi correlati. Essi rappresentano il modo migliore per valutare il problema.

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